Nel contesto del ciclo di manifestazioni dei "Pomeriggi Culturali" organizzati dal Circolo Culturale L'Agorà in collaborazione con il Comune di Reggio Calabria trova posto anche questo argomento che ha, nello specifico, la funzione di apertura informativa e di ricerca da parte del sodalizio reggino nei confronti della Russia zarista.
I lavoratori di apertura sono stati a cura del presidente del Circolo Culturale L'Agorà, Gianni Aiello, che ha evidenziato le intenzioni dell'associazione ad orientarsi anche in direzione di tali tematiche storiche, passando poi la parola alla professoressa Laura Venniro che ha intrattenuto piacevolmente l'uditorio con  l'argomento in questione.
Il granduca Paolo Petrovic, futuro imperatore Paolo I, nacque a San Pietroburgo il 20 settembre 1754. La madre era la giovane granduchessa Caterina, chi fosse il padre rimane tuttora uno dei grandi  interrogativi della storia.
Dal momento che il granduca Pietro era incapace di procreare, venne spontaneo pensare che il bambino fosse il frutto della relazione tra Caterina e un ciambellano di corte, Sergej Saltykov.
Comunque sia, il piccolo Paolo venne cresciuto come il legittimo erede al trono.
Trascorse i primi anni dell’infanzia lontano dai genitori, curato amorevolmente dalla zia, l’imperatrice Elisabetta, la quale lo ricoprì di eccessive attenzioni al punto da renderlo un bambino gracile e malaticcio.
Fino all’età di sei anni il suo universo fu esclusivamente femminile, passando dalle braccia dell’imperatrice a quelle delle balie superstiziose che raccontavano al piccolo granduca favole e leggende  che impressionarono oltremodo la sua immaginazione.
Poi, il conte Nikita Panin divenne il suo precettore e si occupò della sua educazione, permettendo al fanciullo di applicarsi nelle più svariate materie di studio.
La morte dell’imperatrice nel  1762 non gli restituì il suo originario nucleo familiare, anzi il colpo di stato che ne seguì lo privò non solo del padre, Pietro III infatti fu ucciso dopo sei mesi di regno, ma anche del trono, dal momento che Caterina si proclamò imperatrice al posto del figlio di soli otto anni.
Il fanciullo cominciò a nutrire un profondo odio nei confronti della madre che lo aveva defraudato della sua eredità e che per di più riteneva responsabile della morte del padre. 
Inoltre prese a idealizzare la figura di Pietro III che in fondo non aveva quasi conosciuto.
Durante l’adolescenza il granduca Paolo sviluppò un carattere instabile, facile agli scoppi d’ira, sospettoso verso tutti perché viveva nella paura che a corte si tramasse per ucciderlo.
Inoltre la consapevolezza di essere brutto, aveva infatti un viso sgraziato e gli occhi all’infuori, aveva contribuito a renderlo nervoso e intollerante.
Il ragazzo mostrava però una particolare attitudine agli studi, soprattutto per quanto riguarda la matematica e la storia.
Queste sue preferenze per certi aspetti gli avrebbero condizionato la vita, perché nella sua mentalità matematica non avrebbe potuto concepire niente che non avesse esattezza, ordine e  rigore.
La sua passione per la storia poi avrebbe favorito il suo attaccamento agli ideali cavallereschi che determinarono il suo agire politico quando divenne imperatore.
Per quanto varie furono le materie a cui il giovane granduca si applicò, dalle lingue straniere alla filosofia, ben presto manifestò una maniacale propensione per la vita militare come il presunto padre, quasi a voler dimostrare a tutti i costi di essere veramente figlio di Pietro III e come quest’ultimo nutriva una fanatica ammirazione per l’esercito prussiano.
Ossessionato dall’idea di doversi difendere da complotti contro la sua persona riuscì a trovare un po’ di serenità solo nella vita matrimoniale.
Per l’erede al trono russo venne scelta una principessa tedesca, Gugliemina di Assia-Darmstadt, ribattezzata Natalia quando si convertì all’ortodossia.
Il granduca era innamorato e fu felicissimo di convolare a nozze nel 1773.
L’unione però non fu felice, infatti Natalia pensava solo a divertirsi con l’amante, che per giunta era il miglior amico di Paolo, Andrea Razumovskij, e non voleva adeguarsi alla nuova vita che il rango che imponeva.
Quando morì di parto, Paolo inizialmente voleva uccidersi, poi, saputo del tradimento, se ne fece una ragione e senza difficoltà volse la mente a un nuovo matrimonio.
La nuova prescelta era la principessa Sofia Dorotea di Wurttemberg.
Fu un vero successo: Sofia Dorotea era molto bella e inoltre aveva un carattere mite e rasserenante.
Accanto a lei il granduca riuscì finalmente ad assaporare la tranquillità della vita familiare.
Dopo la conversione all’ortodossia Sofia Dorotea assunse il nome di Maria Fedorovna e la giovane coppia si sposò nel 1776.
La vita del giovane granduca continuava a essere molto difficile perché non riusciva ad opporsi alle decisioni della madre, l’imperatrice Caterina II, che non solo era ben intenzionata a non lasciare il trono fino alla morte, ma non permetteva al figlio di occuparsi degli affari di stato.
Paolo, non a torto, temeva che la madre lo volesse estrometterlo dalla successione, e in effetti non furono poche le volte che Caterina II aveva pensato di non lasciare la Russia a una persona inaffidabile come Paolo, la cui vita era costituita solo da parate militari e scoppi d’ira.
Ben presto la coppia granducale fu allietata nel 1777 dalla nascita dell’erede, Alessandro Pavlovic.
In tutto Paolo e Maria ebbero 10 figli, ma l’autorità dell’imperatrice toccò anche questo settore intimo della vita della giovane coppia che fu privata della possibilità di crescere ed educare la prole di sesso maschile.
La stessa Caterina II, considerando incapaci sia Paolo che Maria, si occupò personalmente di educare i nipoti maschi impedendo loro di vivere con i genitori.
I granduchi, sempre più delusi, perché esclusi dagli affari di stato e defraudati del loro ruolo di genitori, ebbero come consolazione il permesso di fare un viaggio per l’Europa.
I granduchi partirono  nel settembre 1781 e nel giro di diciotto  mesi soggiornarono nelle principali capitali europee.
Viaggiavano in incognito, facendosi chiamare conte e contessa del Nord, osservando tutto attentamente e ricevendo onori che in patria invece non venivano loro tributati.
Il granduca Paolo visse momenti veramente sereni: lontano dagli intrighi di corte si dedicava con la moglie alla ricerca di tesori d’arte da portare in Russia per arredare le residenze imperiali attorno a San Pietroburgo.
I granduchi furono anche in Italia, dove visitarono Venezia, Napoli, Pompei e Roma.
Qui, furono ricevuti dal pontefice Pio VI che li accolse con tale calore da chiamarli scherzosamente “miei cari scismatici”.
Dopo il ritorno in patria, Paolo e Maria ebbero in dono dall’imperatrice la tenuta di Gatcina.
Non era un dono dettato dalla benevolenza, era solo un altro espediente per tenere il figlio lontano dalle redini del potere.
Gatcina, infatti, era molto lontana da San Pietroburgo al punto che non si poteva andare a tornare nella capitale nello stesso giorno.
Comunque a Gatcina Paolo creò uno stato dentro  lo stato nel senso che questa tenuta, che comprendeva un vasto territorio con alcuni villaggi, venne organizzato con la sua maniacale  pedanteria militaresca che avrebbe esteso a tutto l’impero russo se fosse stato già imperatore. Venne creato un esercito di circa 2000 uomini che vestivano le uniforme prussiane dell’inizio secolo e quindi con parrucche incipriate e fibbie alle scarpe: la vista dei soldati di Gatcina dava l’impressione di aver fatto un viaggio indietro nel tempo.
Questo esercito era impegnato in continue esercitazioni e parate e il granduca faceva osservare una disciplina ferrea che non ammetteva deroghe: punizioni crudeli anche per futili motivi erano all’ordine del giorno e il granduca non aveva trovato difficoltà a  reclutare ufficiali imbevuti del suo stesso fanatismo militaresco.
Mentre Paolo viveva con la sua famiglia a Gatcina immerso nel suo piccolo mondo, l’imperatrice Caterina pensava seriamente di estrometterlo dalla successione.
Due anni prima di morire stilò un documento con le sue ultime volontà con il quale designava il granduca Alessandro erede dopo di lei.
Le paure di Paolo non erano quindi infondate, perciò, quando un corriere da San Pietroburgo arrivò a Gatcina nel novembre 1796 pensò subito al peggio, invece il messo era venuto ad annunciare la fine vicina dell’imperatrice: Caterina aveva avuto un attacco apoplettico.
Paolo partì immediatamente per la capitale e, giunto al Palazzo d’Inverno, si precipitò nello studio della madre alla ricerca di un eventuale documento che possa estrometterlo dalla successione, dopo averlo trovato lo distrusse e poi andò al cospetto della madre morente.
L’imperatrice morì dopo poche ore e finalmente, dopo 42 anni di attesa, Paolo divenne imperatore.
Salito al trono, Paolo volle disfare tutto quello che aveva fatto la madre: cambiò le  uniformi dell’esercito russo per renderle uguali a quelle prussiane; tolse i privilegi alla classe aristocratica; cercò di mitigare gli obblighi dei servi della gleba; liberò i prigionieri politici; abolì le mode francesi a causa del suo odio per la rivoluzione francese e nel complesso instaurò un clima da caserma in tutto l’impero.
Nessuno poteva essere sicuro del suo posto a corte, l’imperatore degradava o premiava a seconda del capriccio del momento.
Anche in politica estero l’atteggiamento fu molto strano.
Se in un primo tempo Paolo I aveva dichiarato  che la Russia desiderava la pace, in un secondo momento si unì alla coalizione antifrancese.
Il motivo di questa decisione può essere cercata nell’adesione a quegli ideali cavallereschi che sin da bambino lo avevano affascinato.
Infatti, le vittorie delle armate francesi avevano sempre più creato un perdita in termini di territori e di proventi all’Ordine dei Cavalieri di Malta.
Paolo da adolescente aveva letto la storia dell’Ordine e inoltre sin dal regno di Caterina II i contatti fra la Russia e Malta erano stati molto frequenti.
L’impero russo, impegnato in continue guerre contro i turchi, trovava vantaggioso avere una  base d’appoggio nel Mar Mediterraneo, e Malta assolveva magnificamente a questo compito.
Dopo la morte dell’imperatrice Paolo fece  istituire un Priorato cattolico-russo nei territori dell’impero, mettendo a disposizione dell’Ordine le casse dello stato.
In compenso, il consiglio dell’Ordine di Malta, gli conferì il titolo di protettore dell’Ordine.
Tutto sarebbe rimasto allo stadio di una semplice onorificenza se Napoleone non avesse occupato Malta nel 1798.
I cavalieri dell’Ordine furono scacciati dall’isola e Paolo allora dichiarò la Russia quartier generale dell’Ordine di Malta invitando tutti i cavalieri a recarsi in Russia.
I cavalieri del Priorato cattolico- russo fecero ancora di più: disgustati dal comportamento del Gran Maestro, il barone von Hompesch, che aveva ceduto Malta senza combattere, lo dichiararono decaduto nominando Paolo I nuovo Gran Maestro.
A nulla valsero le proteste di  Hompesch e Paolo si unì alla coalizione antifrancese per scacciare Napoleone da Malta.
Le operazioni militari russe furono un successo, però Paolo non ricevette dagli alleati l’aiuto che sperava.
Addirittura, quando nel 1800 gli inglesi occuparono Malta non solo non restituirono l’isola all’Ordine ma non permisero che  l’imperatore vi inviasse una sua guarnigione.
Per questa ragione Paolo I lasciò la coalizione antifrancese e si alleò con Napoleone contro gli inglesi.
In quest’ottica va vista la spedizione dell’esercito russo in India allo scopo di colpire gli interessi britannici in quella parte del globo.
Questo progetto non poté essere realizzato per l’improvvisa morte dell’imperatore.
Avvenne quello che Paolo I aveva sempre temuto: u ucciso nel marzo 1801 durante una congiura di palazzo.
Probabilmente il figlio ed erede, il granduca Alessandro, era al corrente dell’intenzione dei cospiratori di fare abdicare il padre, ma non si potrà mai sapere se l’omicidio era in programma o se e’ stato un semplice incidente.

ShinyStat
7 giugno 2007